New Age & Dintorni

Nazismo, occultismo e mito del destino nel racconto sui maghi di Hitler

Rivista culturale e sociale

I MAGHI DI ADOLF HITLER

Prefazione 1

La maggior parte delle biografie di Adolf Hitler non tralasciano di sottolineare la innegabile tendenza del Führer per l’esoterismo e per ogni “settore” di esso che gli sembrasse degno di una esplorazione.

Così l’astrologia attrasse fortemente il capo del nazismo, come pure una certa forma di preveggenza, una innata anticipazione di certi fatti che poi si verificarono. Si è cercato di spiegare così l’avversione di Hitler per certi luoghi e per alcune persone, una sorta di panico interiore che gli avrebbe fatto evitare tutti gli attentati preparati contro di lui.

Si sentiva, hanno scritto in molti, un “illuminato”, pronto per compiere una missione, che altro non era se non il riscatto della Germania dopo Versailles, la posizione che la Germania doveva assumere, predominante, nei confronti degli altri popoli e, soprattutto, delle altre razze che, nella sua visione storica, non potevano competere con quella germanica. Misogino, freddo, del tutto privo di humour come comunemente questo termine viene inteso, “vibrava” alla presenza delle grandi masse, nei raduni nazisti, diveniva, di colpo, non solo un forte oratore, un abile istrione ma, soprattutto, un grande comunicatore, e l’uditorio, al di là della scenografia nazista, ne era trascinato.

Il rapporto Hitler-folla non ГЁ stato ancora del tutto spiegato e, forse, non ГЁ agevole farlo.

Mussolini, al confronto, appare molto “piccolo”, quasi insignificante. Stalin era gelido e non si riscopre in lui, neppure analizzandolo in decine di documentari, qualche cosa che, pallidamente, possa farlo paragonare a Hitler.

Il FГјhrer dei nazisti non era un atleta, appariva anzi magrolino, dimesso, quasi insignificante.

Quando, nel 1934, il 14 giugno, Mussolini lo incontra per la prima volta, ne ha un’impressione deludente. I due personaggi si vedono nella villa Pisani, a Stra. Hitler porta un cappello di feltro malandato quanto l’impermeabile, piuttosto sgualcito.

La villa di Stra ГЁ piena di zanzare, Mussolini si secca e fa proseguire i colloqui al Lido. Parla sempre Hitler, concedendogli poche pause.

Quando Mussolini ne racconterà, ad alcuni fidi camerati di Forlì: “Hitler non ha fatto che citarmi a memoria il suo ‘Mein Kampf’, quel mattone che non sono mai riuscito a leggere”.

Dopo il fallito “putsch” di Monaco, del 9 novembre 1923, Hitler ed altri esponenti del partito nazista (“National Sozialist Deutsche Arbeit Partei”, secondo quella che diverrà la denominazione ufficiale) furono arrestati e incarcerati nella prigione di Landsberg-am-Lech, in Baviera.

Il processo a loro carico ebbe inizio il 20 febbraio del 1924 e la sentenza si ebbe il 1 aprile.

Hitler, Kriebel, Weber, furono condannati a cinque anni di carcere. Rudolf Hess a diciotto mesi.

Detenuto modello nella cella contrassegnata con il numero 7, Hitler approfittò di questa parentesi per scrivere il suo “Mein Kampf”. Non acquistò la libertà che il 14 dicembre 1924 beneficiando di una riduzione di pena.

Mentre era in prigione, Hitler ebbe modo di ricevere visitatori. Fra questi, uno dei più assidui fu il generale d’artiglieria Karl Haushofer. L’alto militare giustificava le sue visite con lo scopo di confortare il suo antico allievo, Rudolf Hess, ma in realtà ne approfittava per parlare con Hitler.

È stato detto che Haushofer “fabbricò” Hitler, preparandolo alla sua futura missione di Führer e ciò può ritenersi abbastanza esatto. Gli trovò i documenti per scrivere “Mein Kampf”.

Ogni mercoledì gli portava volumi, ritagli, nuovo materiale, che Hitler leggeva e “assorbiva” con grande facilità, al punto da essere poi in grado di ripetere intere pagine.

Nato a Monaco nel 1869, Haushofer discendeva da una famiglia dell’alta borghesia, aveva compiuto studi e ricerche in campi diversi, con un particolare interesse per l’Estremo Oriente.

Aveva compiuto viaggi in Tibet, in Mongolia e in Manciuria, trascorrendo presso i lama tibetani alcuni mesi, manifestando poi una specie di chiaroveggenza, sentendosi quasi un “maestro”, un “guru” nel senso specifico del termine.

Fra le quinte del sistema politico germanico, Haushofer acquisì sempre più importanza evitando tuttavia di apparire direttamente.

Al processo di Norimberga contro i capi del Terzo Reich, fu ascoltato come testimone, chiamato a deporre dai difensori di Hess. Contribuì a influenzare la Corte verso una certa infermità mentale di Hess.

Haushofer morì improvvisamente nel 1945 e qualcuno parlò di suicidio. Rimase, per chi ha studiato la personalità di Hitler, uno dei suoi più abili “persecutori” e neppur molto occulti.

Negli scritti di Hitler alcuni ravvisano la sua impronta e la ritrovano perfino in certi momenti di oratoria da tribuno, quando il concetto “gridato” è, poco dopo, ribadito con uguale fermezza ma con differenti parole. Haushofer è perciò considerato un antesignano nella preparazione del Führer, che poi confidò nelle stelle e in alcuni “maghi” che gli davano una certezza di superiorità, in tutti i campi.

Hitler fu convinto ma, soprattutto, si autoconvinse, con la certezza di non sbagliare, mai, di prevedere tutto.

Furono principi che, all’inizio della sua ascesa gli diedero fortuna e forgiarono in gran parte il suo fascino, il magnetismo, l’ascendente sui collaboratori e sulla folla.

Inevitabilmente poi ne causarono la rovina. A questa non vide rimedio, nel crollo finale, che il suicidio.

Il Golem, nella sua visione apocalittica, tradito dal popolo, abbandonato dai piГ№ fedeli, incompreso dai generali, sconfitto su tutti i fronti, non aveva altro sbocco logico che di andare in pezzi.

Né Haushofer né i suoi “maghi” avrebbero saputo dargli la formula infallibile per sopravvivere a tanto disastro e, soprattutto, tornare a vincere, come all’inizio della sua storia.

PRIMA PARTE

La “Guida” ha una copertina bruna, è un libretto tascabile, in tedesco con traduzione in inglese e francese, con alcuni errori. Una breve introduzione fa sapere che vede la luce in questo 1997 “ad uso dei turisti intenzionati a visitare Berlino ed altre località tedesche”.

Il libretto non è in vendita e viene offerto soltanto tramite “accompagnatori” che possono essere indicati da portieri d’albergo, da ritrovi, ristoranti, soprattutto birrerie.

Il testo informa come ci si trova, in questo 1997, nell’ottantesimo anniversario (si era nel 1917) in cui Hitler, combattente al fronte, divenne caporale e fu insignito della croce di guerra di prima classe: nel settantesimo anniversario (nel 1927) in cui Horst Wessel Lied divenne l’inno ufficiale delle germaniche SA, mentre il Deutschland Erwache fu adottato come inno del partito nazionalsocialista; e, ancora, settant’anni fa (nel 1937) il Führer fosse sfuggito a un attentato in una birreria di Monaco. Il testo precisa come Hitler durante la sua attività politica, sia sfuggito a venticinque attentati, cinque dei quali compiuti prima del 1939.

Un insieme di ricorrenze, dunque, richiamate per predisporre il turista e il visitatore a una sorta di imprevedibile “pellegrinaggio”.

Un altro libretto, pure offerto sottobanco, intitolato Parsifal, con voluta allusione wagneriana, ГЁ di 114 pagine, con testo tedesco, inglese e francese; la copertina bruna ГЁ del medesimo bruno delle camicie che furono indossate dai nazisti, ma anche a ciГІ non baderebbe nessuno.

Eppure la prima “guida” nostalgica che aiuta a ripercorrere, da soli o in gruppo, tutto l’itinerario del Big Time, ossia dei “Tempi d’oro” - come vengono definiti nella prefazione - in cui visse e operò Adolf Hitler.

Qualcuno ha pensato che le paginette siano state stampate in America. Non si puГІ discuterlo, anche se potrebbero benissimo esser state confezionate in qualunque paese, Germania compresa.

Soltanto a pagina tre spicca una piccola croce uncinata per indicare che l’itinerario ha inizio a Braunau. Una nota avverte che, volendo cominciare il tour in terra germanica, l’idea migliore sarebbe far partire il gruppo da Monaco, nella Feldherrenhalle, nel punto in cui la polizia aprì il fuoco nel 1923 con Hitler e i suoi accoliti, nel putsch allora fallito.

La Hitler’s Geburtshaus, ossia la casa natale del dittatore, è a Braunau, al numero 15 sulla Salzburgerstrasse.

La “guida” avverte che fra queste pareti ci si trova “alle sorgenti, ossia dove tutto ebbe inizio”, precisando che in quel 20 aprile 1889, Adolf venne alla luce nella camera numero 3, alle 18.30. Era il sabato santo. Vi si legge pure come Braunau fosse, a quel tempo, rinomata città di medium e che Hitler non si sarebbe potuto trovare “luogo più ideale e colmo di presagi”.

La casa, in quell’epoca, era un albergo, la “Gasato zum Gospel Pommer”, e gli Hitler affittavano al secondo piano. Nel 1938, Martin Bormann, segretario generale del partito nazionalsocialista, acquistò la casa e la offrì a Hitler come dono per il suo cinquantesimo compleanno; in seguito ebbe varie destinazioni. Ora - è la “guida” che lo sottolinea - non risulta più menzionata nelle cartoline panoramiche della città come casa natale del Führer.

La seconda tappa del tour è a Lambach am Traun, dove c’è un monastero benedettino: Adolf cantò nel coro, con i ragazzi che prendevano parte alle funzioni. Segue una tappa a Fischlham, dove c’è la prima scuola di Hitler; qui imparò a leggere e a scrivere. Vi sono ancora alcuni suoi quaderni. Quarta sosta a Leonding, dove abitarono gli Hitler e qui sono sepolti i genitori di Adolf.

Quasi ogni pagina dell’incredibile “guida” - particolare non trascurabile - è commentata da Hitler stesso, con la menzione di sue frasi opportunamente scelte, prese dal “Mein Kampf”.

A Linz, un’altra sosta, dove Hitler arrivò dopo la morte del padre, e qui morì la madre, in una notte poco prima di Natale nel dicembre 1907. “Ciò spiega perché Hitler detestasse l’atmosfera festosa del Natale. Gli rammentava la fine di sua madre”, spiega la “guida”. A questo punto, il libretto offre alcune alternative: andare a Vienna, per vedere il quartiere in cui risiedette Hitler e dove cominciò a dipingere, oppure puntare sull’Obersalzberg, dove c’era il famoso Berghof di Hitler, bombardato e semidistrutto durante la guerra, e quindi fatto saltare in aria il 30 aprile 1953 “per impedire che diventasse un sacrario”, annota la “guida”, sottolineando la “perfidia di chi volle cancellarlo dalla terra nel giorno e nell’ora in cui, ossia il 30 aprile 1945, alle 17.05, Hitler si diede la morte nel bunker della cancelleria di Berlino, per non sopravvivere al crollo del suo impero”.

L’ultima “tappa” è d’obbligo. Non c’è “assolutamente nulla che possa essere visto, ma è un finale meditativo che va proposto a chi ha ripercorso l’itinerario hitleriano dalle origini”, recita ancora la “guida”; occorre raggiungere Berlino, riuscire ad avvicinarsi al punto dove sorgeva il “muro”, a quella zona, oltre la porta di Brandeburgo, in cui una collinetta, quasi un tumulo, indica dov’era il bunker di Hitler.

Così finisce il tour cominciato a Braunau.

Inimmaginabile e stupefacente, il libretto, ma forse più impensabile il “pellegrinaggio” che vi viene suggerito. Alcune frasi sulla “fraternità germanica” e sul tema di “un solo grande Reich”, lo lascerebbero supporre. E sembra che i “pellegrini” non manchino. Non sarebbero molti, a quel che pare, ma tuttavia ve ne sono, con la presenza quasi immancabile di americani e giapponesi, affamati di souvenir.

Ancora più curioso è ciò che sta scritto nell’ultima pagina: “Nel modo più severo si sconsiglia di indossare durante il pellegrinaggio qualsiasi abito che possa ricordare, sia pure vagamente, qualcosa di paramilitare; vanno altresì evitati saluti nazisti, pose ostentate. Non scattare fotografie, non commentare ad alta voce. Coloro che hanno denigrato il Führer e la sua costruzione storica, sono sempre in agguato per qualsiasi genere di provocazione - Ricordatelo”.

I presupposti per il revival proposto in Germania sulle tracce di Hitler e del nazismo, in questo 1997, vanno ricercati nel 1945 quando il Reich crollГІ e Hitler si tolse la vita nel bunker della cancelleria di Berlino, insieme ad Eva Braun, sposata poco prima, per sottrarsi alla cattura da parte dei sovietici. Piovevano ovunque le granate, si combatteva fra le macerie. Il dittatore e la moglie, Eva Braun, sposata poco prima, il fedelissimo dottor Joseph Goebbels, con la famiglia, i piccoli figli, tutti suicidi in quel sotterraneo, ultima pagina di una saga che alcuni testimoni hanno cercato poi di ricostruire, ciascuno a modo suo. La guerra volgeva al termine e i germogli spuntavano fra le case distrutte, i muri sbrecciati, lungo i viali che conducevano Berlino alla Porta di Brandeburgo, i medesimi che avevano visto le parate naziste. Tutto in pezzi.

Ancora un mese prima, Hitler attendeva che gli astri volgessero verso di lui un influsso tale da mutare, radicalmente, di colpo, le sorti della guerra. Era convinto che ciò sarebbe avvenuto da quando aveva appreso con giubilo, perfino saltellando, come in una danza grottesca, che il Presidente degli Stati Uniti, Roosevelt, era morto. Quello per lui, era un “segno” molto atteso. Non accadde nulla. A Roosevelt successe Truman, la guerra non perse di slancio e Hitler, la cui salute andava rapidamente declinando, non credeva neppur più nelle “prodigiose” pillole che il dottor Morell, suo amico personale, gli propinava, psicofarmaci di cui divenne totalmente dipendente.

Hitler intuiva che il fato lo aveva abbandonato. Un giorno aveva detto con tono ispirato al cameriere Heinz Linge: “Linge, io mi sono salvato quando i miei camerati sono rimasti uccisi a Monaco, e sono sopravvissuto a Rastenburg, mentre i generali che avevo al fianco hanno perduto la vita. È più evidente che mai: il destino e la grandezza del Reich tedesco sono riposti nelle mie mani e questo, da tempo, è stato decretato dal fato”.

Il “fato” - ne era certo - lo aveva fatto uscire indenne da una serie incredibile di attentati, il più clamoroso dei quali, quello appunto di Rastenburg, del 20 luglio 1944, fallì per poco. Gli astri, riteneva, lo avevano aiutato a raggirare il vecchio “premier” inglese Chamberlain, a distruggere la Polonia, a vincere la fase vittoriosa della “guerra lampo”, arrivando quasi di corsa fino a Parigi, e poi, ancora, quand’era riuscito a liberare Mussolini dal Gran Sasso e a farselo portare in Germania.

Sempre gli astri dalla sua, con l’aiuto di Morell, delle “pasticche” e dei cioccolatini che divorava nei momenti di maggior tensione. Per rifornirsene, interrompeva una riunione, poi ne mangiava due o tre, e si sentiva rinfrancato.

Non c’è più nulla da scandagliare nella vita del Führer: chi gli fu vicino, e i ricercatori storici, ci hanno detto tutto in proposito: Eva Braun, i gerarchi, sino alle aneddotiche minuzie di ogni giorno, dalla Cancelleria, nei più esaltanti momenti di vittoria, sino alla tragedia wagneriana nel bunker.

Schiavo degli psicofarmaci ma anche della perversa influenza di “maghi”, veggenti e astrologi, come il “mago” Hanussen, che riceveva i clienti nel lussuoso ufficio della Lietzenburgerstrasse, a Berlino. Fu uno dei primi supporters di Hitler ed esercitò una forte influenza su lui sin dagli albori del partito nazionalsocialista. Taluni attribuiscono ad Hanussen la scelta della croce uncinata come simbolo del nazismo.

Il “mago” ebbe una fine misteriosa; fu assassinato, si disse, per ordine di Himmler che gli rimproverava la conoscenza di troppe cose del partito e un’ossessiva ascendenza sul Führer.

Werner Gerson, che ha scritto un saggio sulle origini più remote e anche esoteriche del nazismo, disse che Eric Jan Hanussen amava circondarsi di un alone mistico, per fare di se stesso una sorta di Rasputin, dosando le apparizioni in pubblico, non dimenticando le sue radici. In un clima abbastanza sfumato e forse equivoco, aveva lavorato nell’ambiente del varietà, poi era riuscito ad aprire uno studio “magico” nella magica Praga; nel suo fascicolo non mancano cenni a certe grane con la polizia. Si stabilì poi a Berlino, manifestando idee ultra-naziste e conquistò simpatie nei gerarchi più rilevanti.

Gerson esita a definirlo astrologo personale del FГјhrer ma lascia intendere che, di certo, predisse al futuro dittatore una carriera folgorante, e questo Hitler non lo dimenticГІ.

Il pubblico di certe affollate serate poneva ad Hanussen domande stravaganti ed egli rispondeva: “Scrivere su un foglio la data che volete e io vi dirò cosa vi è accaduto o vi succederà in quel giorno...”

Hanussen, gli occhi bendati, poneva la busta a contatto della fronte e cominciava a profetizzare. Gli applausi non mancavano mai. Terminati gli esperimenti, Hanussen scompariva da una parte laterale, accolto dal segretario e confidente, Ismet Dzino, un libanese.

Rientrava allora nella tana-ufficio, in cui regnava come Adepto, il grande inavvicinabile “mago” del “Palazzo dell’Occultismo”, su cui circolavano voci inquietanti. Si vedevano entrare ed uscire donne bellissime che Hanussen definiva poi sue “assistenti” o “segretarie”; scomparirono adolescenti, ma la polizia non eseguì troppe ricerche, il “mago” godeva di forti protezioni.

Se si guarda a ritroso la turbolenta esistenza di Hanussen, si scoprono non poche affinità con Aleister Crowley, il che è tutto dire. Le donne che a Berlino frequentavano il “mago” provenivano dall’alta società e lasciavano pensare appunto alle adepte di Crowley.

Hanussen si sposГІ tre volte, la prima con Fritsie, una ebrea, nel 1928. Ebbe tuttavia tempo di fondare e redigere due riviste di occultismo, spedite con abbonamento a una clientela particolare. Formulava oroscopi, predizioni e, nel medesimo tempo, svolgeva propaganda per i nazionalsocialisti.

Perseguiva una specie di yoga occidentale e ne esponeva i capisaldi essenziali nel Die Hanussen Zeitung (“il giornale di Hanussen”) e nel Die andere Welt (“il mondo dell’aldilà”). Ai lettori, tuttavia, non era rivelato per intero il “verbo” di Hanussen. Per conoscerlo, occorreva avere da lui un consulto particolare, a un prezzo che Gerson definisce “esorbitante”.

Vi sono particolari, persino inediti, su cui vale la pena di soffermarsi. Hanussen non perdeva occasione per citare ed esaltare Hans Heinz Ewers, l’autore della Mandragola e di Storie singolari, definendolo, con chiara esagerazione, il maggior scrittore tedesco del ventesimo secolo. Stranamente Ewers era l’autore delle parole dell’inno nazista “Horst Wessel Lied”. Wessel, il giovane delle S.A., fu uno dei primi caduti, “martiri” del nazismo. Sembra del tutto certo che Ewers, nazista della prima ora, presentò Hanussen a Hitler, a cui lo legava una sincera amicizia.

Il Führer amava i racconti di Ewers, truculenti, “neri”, esaltanti, composti di tenebre e sangue.

Hitler rimase subito stupefatto dai poteri espressi da Hanussen. Questi parve leggergli nel cervello; disse all’ex caporale che la fortuna sarebbe stata dalla sua, che aveva un immane compito da svolgere. Si videro di notte, quasi di nascosto, e Hanussen scoprì in Adolf Hitler un allievo eccezionale, sbalorditivo che “vibrava di magnetismo e assorbiva l’influsso lunare...”. Per Hanussen, Hitler era l’uomo del destino e Hitler non vedeva l’ora che qualcuno glielo dicesse. Hanussen compariva spesso nella cerchia del dittatore, blandito da Rudolf Hess, da gerarchi come Heydrich e Goebbels. Infine lo temettero. Himmler lo trovava “un pericoloso intruso”, Goebbels e Heydrich si trovarono d’accordo. Meglio affidarlo alla Gestapo, che indagasse su quel “mago” e sul suo passato, senza dire nulla a Hitler, visto che ne era del tutto soggiogato.

Ismet Dzino, il segretario, era stato brutalmente licenziato da Hanussen, buttato fuori dal “Palazzo dell’Occultismo”, divenne allora collaboratore della Gestapo, ed ebbe una forte somma; raccontò tutto del suo principale, contribuendo a redigere un pesante dossier.

Hanussen ne veniva fuori come “scroccone, imbroglione furbastro, seduttore di minori”. Il suo vero nome sarebbe stato Harschel Steinschneider, nome e cognome di assonanza ebraica. Goebbels era soddisfatto, ma non del tutto pago, e fece in modo che il quotidiano Berlin am Morgen rivelasse, dopo pochi giorni, che Hanussen si era sposato per la prima volta in una sinagoga di Ramburg, in Cecoslovacchia. C’era scritto perfino il nome del rabbino che aveva officiato: Ignaz Popper.

Hanussen tentò il contrattacco, mostrò l’atto del battesimo, l’atto di nascita, poi stampò un’autobiografia, La mia condotta di vita, in cui si proclamava onesto, filantropo, soprattutto ariano. Gli replicarono, asserendo che nel 1914, a Vienna, aveva avuto altre grane con un veggente di nome Rubini.

Hitler voleva ignorare queste “storie” e non intendeva sentirne parlare. Hanussen fu colto dalla nevrosi, non comparve più in pubblico con la frequenza d’un tempo. Stava tramontando e Hitler non faceva nulla per toglierlo dai guai.

Eppure doveva avere una rivincita. Adolf Hitler, il 30 gennaio 1933, aveva assunto la carica di cancelliere. Il 24 febbraio Hanussen combinò una serata a inviti nel suo “Palazzo dell’Occultismo”. La messinscena fu grandiosa. Sul fondo del palco su cui il “mago” si esibiva, teso, un po’ sbronzo, forse drogato, brillavano i segni dello zodiaco. All’improvviso, Hanussen si alzò e prese a dire: “Una folla ... vedo una grande folla per le strade e tutti acclamano le nostre valorose SS, vedo le fiaccole ardenti, il fuoco della liberazione del popolo tedesco ... Poi brucia un palazzo, ecco, è la cupola del Reichstag”.

I gerarchi nazisti impallidirono. Quel pazzo di Hanussen andava raccontando come di lì a poco il Reichstag sarebbe bruciato. L’incendio avvenne tre giorni dopo. Hitler doveva averglielo confidato. Hanussen sapeva di quel segreto, conosceva il progetto nazista di appiccare il fuoco al Reichstag e lo gridava ai quattro venti. Hanussen si guardò intorno. La gente se ne andava, ammutolita. Comprendeva di aver commesso un colossale errore, una gaffe a cui non c’era rimedio. Intuì di essere perduto, condannato.

Chiuse il “gabinetto”, sospese le consultazioni. Non osò chiedere il passaporto e preparò la fuga dal Reich. Cambiò molti alloggi, cercava di rendersi irreperibile. La Gestapo, incitata da Goebbels, aveva scoperto la mostruosità: il “mago” era ebreo. Forse lavorava anche per l’Intelligence Service.

L’8 aprile 1933, il quotidiano ufficioso del partito nazionalsocialista, Völkischer Beobachter, pubblicò la notizia. Tra Baruth e Neuhof, nella “cintura” di Berlino, in un bosco, era stato rinvenuto il cadavere di uno sconosciuto, parzialmente divorato dagli animali selvatici. Doveva trovarsi là da circa una settimana. Non aveva addosso documenti che ne consentissero l’identificazione. La polizia continuava a indagare. Due giorni dopo, il medesimo giornale precisava che il morto era “probabilmente” il “mago” Hanussen. Il suicidio sembrava sicuro. Così scomparve il “mago” di Hitler. Questi non ebbe, a quanto se ne sa, una reazione visibile, ma andò a cercarsi un altro mago, un astrologo di fama, con un carattere del tutto diverso, quasi l’opposto, rispetto a quello di Hanussen.

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