Nazismo, occultismo e mito del destino nel racconto sui maghi di Hitler
I MAGHI DI ADOLF HITLER Prefazione 1 La maggior parte delle biografie di Adolf Hitler non tralasciano di sottolineare la innegabile tendenza del Führer per …
Attualmente nel mondo una fetta consistente d’umanità è vegetariana.
Non esiste un’unica motivazione a tale scelta; al contrario, le ragioni possono essere diverse. Le più comuni sono:
In questa sede è opportuno tralasciare le motivazioni di ordine “spirituale”, non perché ci sia poco da dire, anzi. Senza andare lontano, nella stessa Bibbia si ritrovano riferimenti interessanti da leggere come avallo al vegetarianesimo e, tra gli scritti antichi, uno per tutti fa testo in modo esplicito: il Vangelo Esseno della Pace.
Spesso la scienza riconosce ciò che lo spirito insegna da tempo; l’uomo può avere convinzioni religiose diverse ma certamente meccanismi logici uguali, per questo l’argomento viene affrontato in modo scientifico e razionale.
Ogni animale ha un cibo elettivo che lo contraddistingue e gli consente di vivere ed evolversi nel migliore dei modi. Esistono quindi delle distinzioni per classi proprio in virtù del cibo; bisogna per prima cosa chiedersi in quale di queste collocare l’uomo.
La classe dei carnivori si distingue per la struttura fisica predatoria, con artigli e canini sviluppati, per l’intestino breve, lungo solo tre volte il tronco, così da evitare una sosta prolungata della carne ingerita, facilmente putrescibile, e per un ambiente gastrico fortemente acido, molto più abbondante rispetto a quello di un animale erbivoro, utile a neutralizzare le sostanze carnee.
La classe degli erbivori presenta invece una struttura fisica forte ma non aggressiva, una dentatura priva di veri incisivi superiori per addentare frutti e di canini per dilaniare, un intestino lungo sino a venti volte il tronco e un enzima digestivo capace di trasformare e assimilare la cellulosa delle piante.
La classe degli onnivori, parenti stretti dei carnivori, conserva una certa aggressività ed è caratterizzata da molte delle peculiarità fisiche dei carnivori. Alcuni ricercatori, ad esempio, non collocano il cane tra i carnivori poiché, se nutrito di sola carne, esso muore.
Adesso osserviamo l’uomo: struttura fisica non aggressiva, tubo digerente lungo dodici volte la lunghezza del tronco, mandibole deboli e non pronunciate, secrezione salivare idonea per gli amidi dei cereali, dentatura sviluppata soprattutto negli incisivi per mordere e addentare frutti e nei molari piatti e robusti per macinare semi, stomaco debole e poco acido. Non possiede gli enzimi adatti a neutralizzare le sostanze tossiche prodotte dalla decomposizione della carne; inoltre il suo intestino ha bisogno di stimoli che favoriscano il movimento peristaltico: frutti, cereali e ortaggi hanno questa capacità, la carne no, come del resto le altre proteine animali.
La grande capacità dell’intestino crasso e del colon dimostra la sosta e il transito di scorie di cellulosa e lignina, cioè residui indigeribili, mentre la carne non ha scorie indigeribili. Il crasso inoltre, per ottimizzare la sua funzione, deve avere un contenuto acido: i semi, le radici e i frutti lasciano nel crasso residui acidi, mentre le carni lasciano residui alcalini, come ammoniaca e altre basi.
Pare proprio che l’uomo non rientri né nella classe dei carnivori, né in quella degli erbivori e tantomeno in quella degli onnivori; ha invece tutte le caratteristiche, alcune perfino fisiche, della classe dei frugivori - come le scimmie - e in modo minore dei granivori, come lo scoiattolo o il topo.
L’uomo ha una mano pensile come le scimmie e i roditori, adatta per afferrare e cogliere frutti e oggetti tondeggianti; inoltre, se si considera la placenta, che il biologo inglese T. H. Huxley riteneva la miglior base per la classificazione della specie, l’uomo è da ritenere appartenente sicuramente alla categoria dei frugivori, poiché la placenta umana è discoidale come quella delle scimmie antropoidi.
Anche la posizione della mandibola e della dentatura inferiore, rientrante rispetto alla dentatura superiore, è tipica non solo dell’uomo ma anche delle scimmie e degli animali vegetariani in genere.
Pare dunque che l’uomo abbia come cibo elettivo semi, frutta, verdura e ortaggi; inoltre è provato che allo stato naturale può vivere in perfetta salute nutrendosi soltanto di frutti e radici.
Ne fanno un valido esempio gli indigeni delle isole Marianne che, pur essendo vegetariani e nutrendosi solo di frutti e radici crude, senza cuocere alcun alimento, sono forti e in grado di trasportare sulle spalle fino a 250 kg, esenti da malattie e con una durata media della vita nettamente superiore a quella europea (A. Brauchle in Handbuch der Naturheilkunde, Stoccarda 1952).
Essere in armonia con la propria fisiologicità comporta il rimanere in perfetta salute: è come dire lasciare al leone la sua carne, allo scoiattolo le sue noci e i suoi frutti, alla pecora la sua erba e le sue radici.
Nella storia dell’uomo l’avvento del cibo carneo è così recente e innaturale da non aver fatto scattare meccanismi evolutivi in tal senso. I nostri molari sono ancora simili a quelli delle nostre cugine scimmie e il nostro intestino è ancora troppo lungo e poco acido per consentire il transito della carne.
Vale la pena ricordare che da sempre una nutrita schiera di uomini è rimasta in armonia con la propria natura. Ogni epoca ha avuto illustri vegetariani e, chiudendo questa prima parte dello scritto, se ne citano alcuni come tacito omaggio alla loro “armonia”.
Fonte: Tennet
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